I problemi del sostegno: un’analisi

Paolo Fasce spiega ai Genitori Democratici come stanno le cose sulla nomina degli insegnanti di sostegno, facendo luce su una questione che per le famiglie è spesso dolorosa.

Puntuale come una festa comandata, ai primi di ottobre scoppia inesorabile la polemica, legittima e sacrosanta, dei genitori di studenti disabili per i quali non è ancora stato nominato l’insegnante di sostegno.
Negli articoli che ho letto sulla stampa generalista si indugia sui particolari della disabilità, spesso si tratta di autismo e in questo caso si aggiungono le più che condivisibili recriminazioni sulla mancanza di continuità, e si dà spazio alle urla di dolore degli stessi insegnanti, ovviamente precari, in attesa di nomina e desiderosi di prestare soccorso. Sui media di nicchia, nessuno osa dire davvero “Il re è nudo”.
Il campionamento della realtà operato dai giornali è spesso arbitrario e il modo di presentare la questione lascia sempre un senso di scoramento e rabbia, non essendo siffatto “giornalismo di inchiesta” in grado di indagare sulle cause e sui problemi sottesi perché farlo significa aprire il vaso di Pandora. Fortunatamente lo scrivente è Dirigente Scolastico, quindi vedo la questione da un punto di vista organizzativo, sono stato Supervisore di Tirocinio all’Università di Genova, quindi sono consapevole di cosa stiamo parlando e, infine, sono stato insegnante di sostegno specializzato precario, quindi conosco bene il contesto anche dal punto di vista dell’esperienza “dal basso”, e soprattutto, cerco di essere intellettualmente onesto. Quindi vi racconterò come stanno le cose.

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Immagine:  geralt

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