L’insoddisfazione per la scuola

Nel 2012 Mauro Piras faceva un’analisi sulla situazione della scuola italiana e di come veniva percepita. La inseriamo tra i “materiali interessanti” a distanza di sette anni per dare profondità e prospettiva alle nostre analisi sulla scuola. Cambia molto il dibattito nel tempo?

La società italiana sembra disorientata, quando si parla di scuola. Nell’opinione pubblica e nei media emerge di solito una insoddisfazione causata da problemi specifici, più o meno spettacolari: bullismo, violenza e indisciplina; scarsi risultati degli studenti italiani nelle valutazioni internazionali; stato fatiscente delle strutture; invecchiamento del corpo docenti, inadeguatezza dei programmi, qualità mediocre degli insegnamenti. Parte di questi problemi è stata affrontata dall’ultimo governo Berlusconi appoggiandosi all’idea che bisogna combattere una cultura lassista dell’educazione, reintrodurre autorità e vincoli, mettere al lavoro gli insegnanti, razionalizzare il sistema riducendo gli sprechi, e così via. In realtà, questa retorica restauratrice e efficientista mascherava una politica di tagli feroci, determinata da imperativi finanziari: le più profonde trasformazioni della scuola negli ultimi decenni sono state introdotte con una legge di bilancio (la Legge 133 del 2008), in un unico articolo. Questo a mostrare quanta autonomia avesse un progetto di politica scolastica.

Immagine: Caspar David Friedrich – Abtei im Eichwald

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