Il primo incontro di Condorcet

Lunedì 9 dicembre 2019 a Firenze, in un’aula del Dipartimento SAGAS (Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo), abbiamo tenuto la prima riunione del gruppo Condorcet. Ripensare la scuola. Eravamo in sedici, che per iniziare non è male. È stata una bella riunione, in cui ci siamo confrontati apertamente, in una discussione appassionata e ricca di spunti. Ecco qui di seguito alcune delle idee di cui abbiamo parlato.

Ci siamo trovati tutti d’accordo sui fondamentali della proposta di Condorcet: riforma dei cicli scolastici e abolizione delle ripetenze dell’intero anno; rafforzare l’istruzione per gli adulti e il rapporto con il mondo del lavoro; istituire una carriera dei docenti; rafforzare l’autonomia delle scuole soffocate dalla burocrazia.

Sono emerse però delle specificazioni su alcuni di questi temi.

Sulla riforma dei cicli, è stato notato che quello che conta è la continuità nel primo ciclo, con una formazione generale fino a 16 anni, sui saperi fondamentali; bisogna superare l’eccessiva frammentazione disciplinare della scuola media; la soluzione non è quindi  necessariamente un ciclo unico da 6 a 16 anni, è anche possibile pensare a due cicli generali di cinque più cinque anni.

Su questa idea, è stata fatta però una osservazione critica importante: attenzione a non cadere nel mito della formazione generale intesa come formazione “liceale”, come era successo nella proposta del ciclo unico degli anni settanta; mito che nasconde una disattenzione nei confronti dei saperi pratici e della didattica pratica degli istituti e della formazione professionale; fondamentale quindi ragionare su “quali contenuti” per il primo ciclo (sia esso unico o diviso in due).

Sui contenuti del primo ciclo, è stata fatta questa proposta: concentrarsi sui saperi di base, cioè i quattro assi, oggi previsti solo sulla carta: italiano e lingua straniera, matematica, scienze, storia; a essi potrebbero essere affiancate attività complementari non valutate.

Il tutto in un tempo scuola lungo: tempo pieno fino a 16 anni, ma per svolgere attività diversificate e superare il peso dei compiti a casa. Il tempo scuola deve essere sostenuto da una politica a sostegno alle famiglie (servizi) per permettere a tutti di frequentare le scuole per un periodo lungo: mense, trasporti, assegni; è importante un coinvolgimento attivo degli enti locali.

Nel passaggio al secondo ciclo, andrebbe introdotta l’opzionalità delle materie di studio, a partire da un tronco comune, per superare la distinzione rigida tra indirizzi; una riforma del genere sarebbe importante anche per migliorare l’orientamento nel passaggio dal primo al secondo ciclo.

È stata fatta una giusta critica all’attuale programma di Condorcet: non entra nella scatola nera della didattica, la vera sfida.

Su questo terreno, i problemi emersi sono questi, riferiti soprattutto alla scuola secondaria, sia di primo che di secondo grado: una presenza ancora troppo ingombrante della lezione frontale; un eccesso di verifiche, disordinate, non razionalizzate nella loro scansione; la dimensione eccessiva dei “programmi” e dei libri di testo; libri di testo inadeguati, difficili perché “tagliati” per semplificarli, ma con troppi contenuti.

È necessario impostare una “didattica orizzontale” nel rapporto con i ragazzi; la scuola secondaria di secondo grado continua a essere prevalentemente refrattaria alle nuove metodologie didattiche.

Occorre quindi integrare questi temi all’attività di Condorcet, seguendo un filo rosso proposto nella discussione: diminuire materie e contenuti, in modo da poter svolgere quotidianamente una didattica con un coinvolgimento attivo degli studenti, che richiede tempi più distesi.

Un altro tema emerso, ma da approfondire, è quello della valutazione: il sistema di voti in decimi e di “medie” dei voti si sta rivelando sempre più inadeguato; manca ai docenti un metodo condiviso di valutazione.

Si è parlato anche di formazione dei docenti, il vero problema secondo alcuni, perché da essa dipende la qualità degli insegnanti; contro la deriva degli ultimi governi, che hanno reintrodotto lo schema semplificato laurea disciplinare-concorso, senza una formazione specifica prima del concorso, si propone l’inserimento della formazione iniziale nel curriculum universitario anche per la scuola secondaria, sul modello di scienze della formazione per la scuola primaria.

È necessario pensare, anche in termini culturali, al problema dell’inquadramento giuridico dei docenti: la distinzione rigida tra maestro e professore, eredità di un’epoca ormai passata, va superata; ogni docente, anche il “professore” della secondaria, deve essere in primo luogo “maestro”, cioè avere come finalità prima la formazione degli allievi, e non la tutela del patrimonio culturale di una disciplina.

Sempre su questo terreno, c’è il problema del reclutamento dei docenti: in Italia continua a essere molto irregolare, e segnato da frequenti “sanatorie” (in una certa misura anche la prossima tornata di concorsi). Bisogna riuscire a garantire un sistema di concorsi regolari e selettivi; oppure prendere in considerazione seriamente un sistema di selezione demandato autonomamente alle scuole (“chiamata diretta”).

Infine, la formazione in servizio: un altro terreno in cui l’Italia non riesce a garantire continuità. Recentemente è stata resa obbligatoria, ma gli ultimi accordi sindacali sembrano averla depotenziata; inoltre, non è seguita con regolarità da tutti i docenti. Va invece curata e rafforzata.

Si è discusso meno dei problemi di governance della scuola. Su questo terreno, i problemi più gravi e antichi sono il peso della burocrazia del Miur, il centralismo, l’eccessivo formalismo delle procedure. L’autonomia scolastica come la conosciamo zoppica molto. Una soluzione, è stato proposto, potrebbe essere quella di avviare delle sperimentazioni di scuole totalmente autonome (anche dal punto di vista del reclutamento dei docenti, della gestione delle risorse finanziarie e degli edifici ecc.) per valutarne poi i risultati in vista di una riforma di sistema.

È stato osservato inoltre che la riforma dei cicli potrebbe aiutare anche per ridurre la dimensione di certi istituti superiori, che a volte oggi hanno dei numeri di iscritti eccessivo per una sola autonomia scolastica.

Infine, una proposta operativa per il nostro gruppo: organizzare al più presto, forse sempre a Firenze, un primo incontro pubblico di Condorcet, rivolto ai cittadini e a tutti quanti si interessano di scuola, invitando degli esperti che discutano le nostre proposte, anche criticandole, e cercando di coinvolgere anche una personalità importante della cultura o dello spettacolo, sensibile ai problemi della scuola, che possa suscitare più attenzione.

Ovviamente, vanno promossi anche incontri informali come questo del 9 dicembre anche in altre città d’Italia, aspettiamo richieste e proposte.

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